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Un grande Rustam Gelmanov vince il Rock Master Boulder 2013. Secondo Dmitri Sharafutdinov. Terzo Christopher Webb-Parsons.

Per la grande giornata del Boulder s’inizia con la gara maschile. 12 gli atleti in campo per un duello su 4 blocchi. La formula è quella del KO… ogni boulder è un ostacolo da superare assolutamente al meglio, infatti ogni blocco farà le sue vittime: i peggiori risultati escono dal gioco. Così il boulder n° 1 eliminerà subito cinque atleti. Alla “stazione” 2 usciranno in due come al blocco 3. Così l’ultimo boulder, quello finale, vedrà i tre “sopravvissuti” combattere per la vittoria. Insomma, avrete ben capito cosa significhi quel KO… che è un po’ come dire: Signori, qui se sbagliate siete fuori! Formula se volete in qualche modo anche “crudele” ma sicuramente spettacolare. Unica concessione agli atleti è che si tratta di problemi che hanno potuto preventivamente provare e visionare in mattinata. Sì, perché dimenticavamo: qui i boulder sono durissimi e insieme assolutamente speciali, non a caso a tracciarli è stato il maestro Jacky Godoffe.

Così s’inizia e, naturalmente, è subito battaglia. Il primo problema ha una partenza che prevede: rincorsa, battuta su pedana (alias un volume alla base della parete) per spiccare un salto che mira a fissare, con una “spallata”, due piccoli appigli su volumi contrapposti. Poi si va su, verso sinistra, per prendere il top. Partono benissimo e a riuscire nel gioco al primo tentativo sono: Schubert, Sharafutdinov, Verhoeven e l’australiano Webb-Parsons che si dimostra da subito in partita … e pensare che è uno dei quattro che viene direttamente dall’Open. Serve un secondo tentativo, invece, a Gelmanov che lo centra alla grande. Così come Shinta Ozawa. Ma, soprattutto, come Michael Piccolruazl. L’italiano dimostra subito di meritarsi la wild card che ha ricevuto dal Rock Master dopo il suo 5° posto agli Europei. Passa il turno ed è già il beniamino del pubblico! Non ce la fanno invece e sono eliminati: Guillaume Glairon Mondet, Sean McColl, Mauricio Huerta, Klemen Becan e Jabee Kim.

Ai nastri di partenza della seconda tappa, dunque, sono rimasti in sette. Il menù questa volta prevede una grande traversata diagonale verso l’alto per prendere un volume a semisfera, che sul punto più alto ha l’arrivo… L’impressione è che, soprattutto all’inizio ma non solo, qui si giocherà di grandi equilibri. Un gioco davvero complicato, visto che per ben due tentativi nessuno riesce a trovare il guizzo per passare. Le cose si risolvono con un piccolo intervento del tracciatore. Godoffe (bontà sua) migliora un poco l’appoggio di partenza e “voilà le jeux sont faits”: Sharafutdinov e Gelmanov fanno top uno dietro all’altro. Poi è la volta di Webb-Parsons che fa uscire dal cilindro una bella magia sull’ultimo ristabilimento, quello che gli consente di “abbracciare” la sfera finale e fissare il top. Il pubblico gradisce e ringrazia da par suo. Così si va avanti: passano il turno (con il top) Sharafutdinov, Gelmanov e Webb-Parsons ma anche Schubert e un grande Piccolruazl perché sono andati più in alto di Verhoeven e Ozawa.

Siamo alla terza tappa. Ora sono rimasti solo in 5. E, dopo questo blocco, ne resteranno tre… Insomma, qui ci si gioca il passaggio in finale ma anche un posto sicuro sul podio. Non a caso la roulette del KO Boulder prevede l’enigma della sfinge, ovvero “madame placca”. E Gelmanov, il primo a partire, dimostra subito che non è uno scherzo rimanere attaccati e, soprattutto, trovare il metodo e l’equilibrio “più giusto” per passare. Schubert, subito dopo, conferma. Sì, qui non si scherza con la precisione… si deve lavorare di “spostamenti” ed equilibri millimetrici. Come fa Sharafutdinov che al primo tentativo risolve sia la partenza sia lo spostamento a sinistra per rimontare la piramide centrale. Poi spacca sul niente, lancia a sinistra ed è al top. Tutto molto bello! Lo imita alla perfezione Gelmanov che così si prende il secondo passaggio per la finale. L’altro, il terzo, se lo piglia Webb-Parsons che elimina, per una presa in più, Schubert e Piccolaruz che terminano la corsa appaiati al 4° posto.

La finale è sotto il segno dello strapiombo. Si parte faccia al pubblico, seguono una serie di gran giri ed incroci senza piedi per lanciare ad una pinzata, da cui si riparte, di slancio e con forza, verso il top. Già dal primo tentativo si capisce che in scena c’è il “Boulder acrobatico”. Quello che dà spettacolo. E Gelmanov, Sharafutdinov e Webb-Parsons non si risparmiano. Così, dopo un primo “giro” che serve da introduzione, è Gelmanov che prende in mano il pallino. Parte deciso, supera con una serie di eleganti giravolte il tratto che lo porta alla pinzata e poi va su, lancia e sfiora il top… bellissimo! Sharafutdinov e Webb-Parsons si dannano ma per loro anche il secondo tentativo finisce con un nulla di fatto. Al terzo ed ultimo tentativo Gelmanov incanta. Parte e danza senza piedi e senza peso ma poi non tiene la pinzata, gli altri due non fanno di meglio. Ed è finita. Vittoria meritatissima di Rustam Gelmanov. Il grande Dmitri Sharafutdinov è secondo. Christopher Webb-Parsons terzo. Bella gara! In scena è andato un grande bouldering, tutto giocato tra fantasia e potenza pura.

di Vinicio Stefanello / Planetmountain.com

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